I MALI DELLA GIUSTIZIA

I MALI DELLA GIUSTIZIA

(il mio personalissimo elenco da avvocato)

Oggi chiedo scusa ai frequentatori del sito, non mi cimenterò in un articolo su di una questione giuridica, ma indicherò quali sono, a mio avviso, i mali della giustizia in Italia. Ho deciso di notiziare gli interessati quando mi sono trovato dinnanzi alla porta di un funzionario del Tribunale che riceve dalle 12 alle 12,30 (purtroppo non è una barzelletta!!!). Si veda la foto di presentazione del presente articolo. whatsapp-image-2016-09-09-at-13-02-14

Cercherò di semplificare il più possibile, senza spingermi in tecnicismi che andrebbero ad annoiare il lettore:

  1. Costi della giustizia/costi di iscrizione a ruolo delle cause: da anni ormai il Ns legislatore persegue una politica di aumento ininterrotto dei costi di accesso alla giustizia, quasi che il rivolgersi ad un Giudice fosse un privilegio riservato agli abbienti. Se si ritiene di aver subito un torto e si impugna il provvedimento, si paga una volta e mezzo in appello ed il doppio in Cassazione. Si può tranquillamente arrivare a situazioni nelle quali, la sola iscrizione a ruolo, costa ben più di € 1.000/€1.200 (uno stipendio medio mensile).
  2. La durata dei processi ormai è non solo spaventosa, ma non preventivabile: accade sovente che il Giudice, in sede di udienza finale della precisazione delle conclusioni, rinvii la causa di un ulteriore anno, motivando il tutto con una formula di rito (considerato il carico del ruolo). Ormai le cause in Tribunale, ove presentino un minimo di difficoltà e debbano venire istruite, durano ben più di tre anni ed in Corte di Appello si è arrivati ai sette anni, per un giudizio che, tendenzialmente, potrebbe venire definitivo in nemmeno un anno.
  3. In considerazione dei tempi giurassici della giustizia, è prassi normale che il Giudice che emette la sentenza non sia quello che ha istruito la causa, perché sostituito da altro Giudice. In altri termini, in alcuni casi, il Giudice che definisce la causa è fresco sostituto del precedente collega e non sa nulla del giudizio che deve decidere, trovandosi solamente un fascicolo da studiare, senza aver sentito parti, testimoni, ecc.
  4. Una volta ottenuta la sospirata sentenza è praticamente impossibile recuperare in maniera esecutiva le somme riconosciute (come dire: oltre il danno, la beffa). I costi della fase di esecuzione forzata sono sempre elevati e nella gran parte dei casi i debitori sono nullatenenti, oppure, furbescamente, hanno chiuso le società debitrici e ricostituito altre società con nome diverso. Il cliente dopo aver speso soldi, tempo, stress, rinuncia perché non tutelato dalla normativa vigente.
  5. I ns governanti/il legislatore, ad ogni piè sospinto, enuncia una riforma della giustizia e del processo civile, senza mai metter mano seriamente al problema. Si susseguono inutili miniriforme che naufragano nel giro di pochi anni e il professionista (sia esso avvocato o giudice o altro) deve continuamente aggiornarsi, salvo rendersi conto dell’inutilità di un aggiornamento che non ha mai fine.
  6. Gli uffici burocratici preposti al funzionamento della Giustizia sono un problema immenso. La foto che accompagna il presente articolo è stata scattata dal sottoscritto, che è rimasto incredulo davanti alla porta. L’accesso agli uffici giudiziari, intendendo per essi cancellerie, uffici notifiche, ecc. è kafkiano, si pretende che il fruitore della giustizia debba sottostare alle imposizioni degli uffici che così, trincerandosi dietro la mancanza di fondi, di personale, ecc. impongono orari impossibili da rispettare, o file improponibili, o adempimenti eccessivamente gravosi, con l’effetto di allontanare il soggetto che chiede giustizia.

Questo elenco è ovviamente riduttivo e non esaustivo ed il presente articolo è frutto della “ribellione” di un avvocato, che ha sempre creduto nella giustizia come mezzo di difesa dei meno forti, al lento ed inesorabile declino del sistema giustizia del ns paese.

Dal prossimo articolo lo studio riprenderà a trattare questioni giuridiche di interesse comune.

Avv. Ezio Lucchetti

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